«Mi chiamo Clint. È stata una cavalcata meravigliosa e ho avuto un cavallo meraviglioso». Così si racconta Clint Eastwood. Con la consueta ironia asciutta, quel tono che dice tanto più di mille discorsi.
Clint Eastwood "Dirty Harry" 1971 Warner Brothers
Il 31 maggio scorso ha compiuto 95 anni. Novantacinque. Eppure, non c’è oggi regista, attore, uomo di cinema che incarni con maggiore forza l’idea di una mascolinità elegante, autentica, mai gridata. Eastwood continua a essere un faro. Non per nostalgia, ma per coerenza. Per quel suo modo inconfondibile di stare nel mondo.
A celebrarne la figura arriva ora in libreria, edito da Gremese, Sul set con Clint Eastwood, il libro del giornalista francese Jean-Paul Chaillet. Un’opera rara: trenta anni di conversazioni, confidenze, momenti condivisi su ventidue set dei film di Eastwood, da Gli spietati a Mystic River, da Million Dollar Baby a Gran Torino. Non una biografia ufficiale, ma un ritratto vivo, sfaccettato, che restituisce con verità l’uomo dietro il mito.
Quelle mani in tasca







