John Wayne voleva prenderlo a sberle sul set di Il Grinta. Nei panni, anzi a torso nudo, del colonnello Kilgore in Apocalypse Now “adorava l’odore del napalm al mattino”. Nell’elegante completo dell’avvocato Tom Hagen, in Il Padrino di Francis Ford Coppola, spiegava: “Ho uno studio specializzato, mi occupo di un solo cliente” che era poi Don Vito Corleone. Troppo laterale e introverso rispetto ai grandi nomi degli anni settanta, troppo rude e silenzioso nella recitazione per gli spettatori italiani, Robert Duvall è stato invece un divo assoluto del cinema hollyoodiano del secondo dopoguerra. L’interprete di oltre cinquanta film, vincitore di un premio Oscar (Un tenero ringraziamento) e candidato ben altre sei volte, è morto a 95 anni nel suo ranch di The Plains in Virginia. Specializzato in ruoli western, in drammi polizieschi urbani, ma soprattutto in figure da dolente, crepuscolare, burbero uomo solitario, Duvall era figlio di un’attrice dilettante e di un ufficiale della Marina divenuto contrammiraglio.
Destinato a una carriera militare – che in buona parte molti registi e direttori di casting gli faranno rivivere in diversi ruoli – il poco più che ventenne Robert dal Maryland (era discendente sia del Generale Lee che di una delle prime colone del Maryland, Mareen Duvall) decide di seguire l’unico talento che crede di avere: la recitazione. Fin dai primi anni cinquanta vive a New York e frequenta la Neighborhood Playhouse School of Theatre dove si insegna il metodo Meisner. Condivide minuscoli appartamenti con i colleghi Dustin Hoffman e Gene Hackman, facendo piccoli lavoretti come commesso, impiegato, postino e autista. Tante le opere teatrali interpretate, come parecchie cominciano ad essere le apparizioni in telefilm televisivi, fino a quello che è un esordio cinematografico di notevole spessore. Siamo nel 1962 e Duvall interpreta una piccola ma significativa parte in Il buio oltre la siepe di Robert Mulligan, tratto dal celebre romanzo di Harper Lee, ovvero il misterioso, malaticcio Arthur Boo Radley che salva i due piccoli protagonisti dell’opera.











