Chuck Norris sembra una figura semplice da raccontare: un uomo di destra che recitava in film di destra. Vero; ma c’è dell’altro. Norris, una leggenda vivente delle arti marziali, ha saputo costruire dei personaggi come Cordell Walker e James Braddock, portando all’estremo e quasi giocando con quei valori tradizionali in cui credeva. E ci credeva con serietà e semplicità.

Guardando i suoi film non si sa se ridere per gli eccessi o emozionarsi e partecipare per ciò che i suoi eroi facevano. Perciò, per gran parte degli americani è stato qualcosa di molto profondo, l’incarnazione di una certa America, quella che crede ancora nei valori tradizionali e nell’importanza della religione nella vita pubblica, l’America delle chiese evangeliche, delle piccole città, dei ranch e delle bandiere a stelle e strisce appese fuori casa.

Un’America che negli ultimi anni si è sentita messa all’angolo dal politicamente corretto e narrazioni progressiste, e che in lui aveva trovato una specie di antidoto. Fin dagli anni del successo di “Walker, Texas Ranger”, Chuck Norris ha costruito un’immagine di uomo integerrimo, difensore della legge e dei valori morali. Questo personaggio, che ha contribuito a renderlo celebre, si è sovrapposto alla sua identità reale, trasformandolo in un punto di riferimento per l’America profonda.