Caro direttore, torna il campo largo per riuscire finalmente a battere la Meloni che forse potrebbe decidere di andarsene prima visto che i suoi alleati sono più insidiosi e pericolosi dei suoi stessi avversari. "Il re è solo" dice Shakespeare in Re Lear e mai come in questo caso corrisponde alla realtà. Enzo Fuso Lendinara (Rovigo)

La risposta del direttore del Gazzettino, Roberto Papetti Caro lettore, non ci sono dubbi che la maggioranza di centrodestra non attraversi i suoi momenti migliori e che i partiti che compongono la coalizione siano, per motivi diversi, percorsi da tensioni che non contribuiscono, aldilà delle parole e delle dichiarazioni di facciata, alla coesione dell'alleanza. Se poi a questo aggiungiamo, all'esterno, un contesto internazionale sempre più complesso e difficile da decifrare e, all'interno, l'avanzare minaccioso del Futuro Nazionale di Vannacci, il quadro che emerge a non molti mesi dalle elezioni politiche non è tranquillizzante per il centrodestra e per Giorgia Meloni. Ma che tutto ciò apra la strada a una vittoria dell'opposizione, non mi pare affatto certo. Innanzitutto perché questo nuovo campo largo mi pare che, por ora, abbia confini ancora piuttosto incerti. Non è ancora chiaro chi ne farà parte e neppure chi lo guiderà. La Schlein? Lo scalpitante Conte? Silvia Salis? Il sindaco di Napoli Manfredi? O chi altro? Anzi: tra i maggiorenti del centrosinistra non c'è neppure l'accordo sulle modalità attraverso cui verrà scelto il candidato-premier: con le primarie o no? Al centro del centro-sinistra si registra un gran fermento: spuntano federatori, aspiranti leader, nuovi movimenti. Con Matteo Renzi, furbo e intelligente come sempre, a interpretare di volta in volta il ruolo dell'aspirante regista o del guastatore. Ma sulla capacità di questo centro di fare centro, cioè di attrarre un cospicuo bottino di voti sottraendoli alla maggioranza di centrodestra, anche i sondaggisti hanno poche certezze. Su tutto questo c'è poi il tema cruciale del programma. Lasciamo pure da parte, per il momento, le divisioni, tutt'altro che banali, che separano i diversi partiti del campo largo su temi chiave come la politica estera o l'economia (da questo punto di vista anche il centrodestra non scherza). Ma la sensazione è che il centrosinistra fondi le sue aspirazioni di vittoria più sulle debolezze della maggioranza o le criticità dell'azione di governo, che su una propria piattaforma alternativa. Consideriamo, a titolo di esempio, un paio di argomenti che saranno centrali nella campagna elettorale: la sicurezza e la guerra in Ucraina. Aldilà delle critiche al governo, cosa propone concretamente il campo largo per rendere più sicure le nostre città? Per combattere i crescenti fenomeni di degrado e di violenza giovanile? Perché non basta dire che Palazzo Chigi e il Viminale hanno fallito, bisogna dire cosa farebbe di diverso e di nuovo un eventuale governo di centro-sinistra. Qualcuno lo sa? Lo stesso vale per la guerra di Putin contro l'Ucraina. Tutti d'accordo nel continuare a sostenere finanziariamente e militarmente Kiev? O c'è una proposta alternativa? In questo caso sarebbe interessate conoscerla, nel concreto e nel dettaglio. Andando oltre gli slogan. Che, come noto, possono essere efficaci in campagna elettorale, ma il governo del Paese è un'altra cosa. E non ha bisogno solo di un campo largo, ma anche di un programma che lo nutra e lo faccia crescere.