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Ho la sensazione di gridare in un deserto. Non perché manchino le voci. Al contrario: sono troppe. Commentatori, sondaggisti, professionisti dell’indignazione ripetono ogni giorno la stessa rappresentazione, finché diventa una realtà indiscutibile. Il campo largo sarebbe davanti. Il centrodestra in declino.

Giorgia Meloni assediata. Vannacci pronto alla spallata decisiva. Siamo sicuri che questa fotografia sia il Paese reale? La Supermedia del 23 luglio dà il campo largo al 44 per cento e il centrodestra al 41,8. Ma gli stessi estensori ammettono che dopo metà luglio i dati diventano fragili. Un dato fragile può alimentare il titolo del giorno.

Molto meno la realtà. Il problema è il racconto che ci si costruisce intorno. Una variazione minima diventa un terremoto. Una somma aritmetica diventa una coalizione. Merton la chiamava profezia che si autoavvera: una previsione che, creduta vera, produce i comportamenti che la rendono reale. È il primo inganno del Matrix: confondere la rappresentazione con la realtà.

IL CAMPO LARGO CHE NON C'È