«Da circa sei mesi mia figlia lamenta il fatto che subisce dei maltrattamenti verbali dall’attuale compagno della mia ex moglie: si sente dire brutte parole, senza specificare quali, ma talmente offensive che la fanno piangere. Se affrontiamo l’argomento, lei si chiude in se stessa». La calunnia non è solo un venticello sibillino. È anche un reato. Quello per cui un albese di 44 anni è stato condannato nei giorni scorsi, dal tribunale di Asti, a due anni e 1 mese di reclusione. Per aver raccontato ai carabinieri di Govone una serie di menzogne, presentando una denuncia falsa. Insinuando il sospetto che il nuovo compagno dell’ex moglie maltrattasse la propria figlia, tuttora minorenne. Un fascicolo processuale delicato, nato sulle ceneri di un matrimonio finito malissimo. L’ex marito, infatti, era stato a sua volta denunciato e processato per maltrattamenti e atti persecutori. Accuse già diventate definitive con una pronuncia della Corte d’Appello di Torino nel 2023, con una condanna a un anno e sei mesi. Così, per vendicarsi, si è presentato dai carabinieri ed ha messo nero su bianco una querela nei confronti dei rivale. «Mia figlia - ha affermato l’uomo - ha detto che il nuovo compagno della mia ex moglie viene a casa a comandare, grida, urla sempre con la bambina e lei si mette a piangere. Io sono molto preoccupato». Nel firmare il suo atto d’accusa, ha omesso però di dire ai carabinieri che lui era stato condannato per maltrattamenti in famiglia e stalking. Le indagini della procura In un secondo tempo, ha integrato la querela con un secondo atto d’accusa, insinuando comportamenti potenzialmente allarmanti. «La situazione è peggiorata. Spesso quell’uomo si ferma a dormire a casa della mia ex moglie. Lì c’è un solo letto matrimoniale: la bambina è costretta a dormire in mezzo». Di più: «La bimba mi ha raccontato che è stata chiusa a chiave nella stanza da letto. Mia figlia appare in uno stato di grave frustrazione, ed è impaurita». Da qui è nata un’indagine. La procura ha aperto un fascicolo ma non ha trovato riscontri nei confronti del nuovo compagno della donna, assistito dall’avvocato Silvia Calzolaro. «Tutte queste circostanze - si legge nel capo di imputazione per calunnia - sono palesemente false ed inventate. L’uomo le ha “messe in bocca” alla piccola, essendo smentite dall’esito delle indagini». Non solo. Stando alle indagini della polizia giudiziaria della procura, il quarantaquattrenne avrebbe raccontato quelle menzogne per «influenzare le valutazioni del giudice civile nel procedimento per l’affidamento della minore», sostenendo in quel mondo che la piccola non volesse più vivere con la mamma.
“Maltratta mia figlia fino a farla piangere”. Ma l’accusa al compagno dell’ex moglie è una calunnia
Condannato a due anni un cittadino di Alba








