a

Caro direttore, gli Stati Generali della Lazio, oggi pomeriggio dalle 17 al Teatro Manzoni, si concluderanno con l'approvazione del Manifesto della Lazialità: un documento pensato per raccogliere valori, aspirazioni e istanze di un popolo che, nelle ultime settimane, ha dato una straordinaria dimostrazione di unità e partecipazione.

L'appuntamento arriva a pochi giorni dalla manifestazione dei trentamila laziali, una prova di compattezza che ha ribadito il senso profondo dell'unicità del tifoso biancoceleste in tutte le sue espressioni. Bambini, nonni, famiglie, vecchie generazioni e giovani tifosi hanno marciato insieme, sostenuti dal grande impegno del tifo organizzato, dalle radio del mondo laziale, dalle pagine social come Brigata Lazio e da una comunità che ha saputo riconoscersi, al di là delle sensibilità personali, intorno agli stessi colori.

Dopo l'orgoglio e la rabbia dei trentamila, oggi arriva il momento della riflessione. Dalla piazza al Teatro Manzoni, dalla protesta alla proposta. Da una parte c'è un popolo che si ritrova, si riconosce e mostra una compattezza rara. Dall'altra c'è l'isolamento di una società che continua a mancare gli appuntamenti più semplici con il buonsenso. Il contrasto è evidente. L'ultima scelta, quella di tenere la conferenza stampa di presentazione del nuovo allenatore Gennaro Gattuso proprio in concomitanza con gli Stati Generali, appare come l'ennesima provocazione evitabile. Ringhio dovrebbe capire che, iniziando così, rischia davvero di ringhiare da solo. Possibile che nessuno, attorno a lui, gli suggerisca quanto conti anche il modo in cui ci si presenta al popolo laziale?