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La Lazio è dove sono i laziali. In un sabato pomeriggio d’estate sono andati in scena al Teatro Manzoni gli Stati Generali della Lazialità, un evento che negli ultimi anni non ha avuto eguali. A trenta chilometri di distanza - in contemporanea - c’è la presentazione del nuovo allenatore Rino Gattuso che passa in secondo piano; qualcuno sbircia il telefonino per leggere qualcosa, ma è un tempo minimo.
Fuori dal teatro il cielo è un’enorme bandiera biancoceleste, all’interno ci sono personaggi della politica, della finanza, dello spettacolo, ex calciatori e uomini di calcio, ognuno condotto fin lì dal proprio cuore, senza secondi fini, se non quello di far risorgere la Lazio che per il secondo anno consecutivo deve affrontare un mercato vincolato che riflette una realtà modesta e incontrovertibile.
Il presente non esiste; la campagna abbonamenti è boicottata, lo stadio resta vuoto, c’è una diserzione diffusa all’interno dei negozi ufficiali; la misura è colma, secondo i propositi dei tifosi, la Lazio come partecipazione allo stadio esisterà soltanto lontano dall’Olimpico, e già si parla della prima trasferta di campionato in programma a Bologna dove è già prevista un’invasione biancoceleste.









