La dottrina militare della Repubblica Popolare Cinese sta attraversando una metamorfosi strutturale e filosofica senza precedenti. Sotto la direttiva esplicita del Segretario Generale Xi Jinping, il PLA, l'Esercito Popolare di Liberazione, ha formalmente superato il concetto di guerra "informatizzata" - un modello di derivazione americana basato su reti di computer e precisione - per abbracciare in toto la guerra "intelligentizzata". Non si tratta di un semplice aggiornamento degli arsenali con software più veloci, e non si tratta solo di “armi intelligenti” ma di una ridefinizione del conflitto armato che Washington, Londra e Tel Aviv stanno perseguendo in parallelo con programmi propri e, in alcuni casi, con una malcelata dose di panico.

Questa transizione è guidata dalla strategia nazionale dell’“AI Plus”, lanciata ufficialmente nel 2024, e dall'MCF, l'impianto di Fusione Civile-Militare. L'obiettivo strategico di Pechino è drastico: azzerare la latenza nel ciclo sensor-to-shooter (cioè il percorso che va dall'identificazione del bersaglio fino alla decisione di fare fuoco), decentralizzare il comando tattico sul campo e saturare le difese avversarie in ambienti operativi dove l'accesso è negato o fortemente degradato. È lo stesso obiettivo che il Pentagono persegue con la sua Replicator Initiative e con i miliardi di dollari convogliati verso Anduril e Palantir. Con la differenza che la Casa Bianca lo fa con fondi privati e senza un dibattito pubblico significativo.