OpenAI e Google hanno confermato di aver fornito servizi di intelligenza artificiale a controllate con sede a Singapore di Alibaba, Baidu e Tencent, tre colossi tecnologici cinesi inseriti nella cosiddetta lista “1260H” del Pentagono, che comprende aziende accusate da Washington di avere legami con l’Esercito Popolare di Liberazione. Pur trattandosi di operazioni legali, la vicenda ha riacceso il dibattito negli Stati Uniti sull’opportunità di estendere ai modelli di IA restrizioni simili a quelle già in vigore per l’export dei semiconduttori avanzati.

Secondo quanto confermato dalle due aziende al Financial Times, OpenAI e Google consentono l’accesso ai propri modelli attraverso filiali situate in Paesi come Singapore e Hong Kong, dove tali servizi sono disponibili e soggetti alle rispettive politiche di utilizzo.

OpenAI ha spiegato di non consentire l’accesso ai propri modelli direttamente dalla Cina, ma di autorizzare “alcune società” con sede o proprietà cinese a utilizzare i propri strumenti in Paesi nei quali è possibile applicare misure di sicurezza e monitorare eventuali abusi. L’azienda ha inoltre reso noto di aver sospeso il mese scorso l’accesso alle Api di utenti affiliati ad Alibaba dopo aver rilevato sospetti casi di “distillation”, la tecnica con cui gli sviluppatori sfruttano gli output di un modello per addestrarne uno concorrente. Il caso è stato segnalato anche al governo statunitense.