Elisa Rossini, vicecapogruppo a Modena di Fratelli d’Italia, attacca: "Il Comune di Modena già dal 2023 ha visto lievitare i costi aggiuntivi necessari per rendere decoroso il nuovo sistema di raccolta introdotto a partire da settembre 2022. Ad ogni servizio aggiuntivo Atesir che è il committente del contratto di servizio stipulato con il gestore Hera senza approfondire eventuali inadempimenti del gestore ha sempre avallato gli aumenti dei costi e il fatto che Hera considerava ogni servizio un servizio aggiuntivo, non compreso nel costo base del servizio". Ora il piano economico finanziario "presenta il conto salato e parte la levata di scudi perché nessuno vuole metterci la faccia, ma va chiarito che si poteva fare qualcosa prima e ora è tardi, tanto che l’assessore all’ambiente del Comune di Modena sostanzialmente, pur non essendo d’accordo, si arrende e così certifica che il Comune non è in grado di sostenere i cittadini che differenziano ma pagano un conto salato".
Critico anche Roberto Rinaldi della Uil: "Ci troviamo di fronte ad un paradosso intollerabile. Da un lato, il gestore Hera continua a registrare utili significativi e a redistribuire ricchi dividendi ai propri azionisti. Dall’altro, i cittadini si vedono recapitare bollette sempre più pesanti". Come sindacato, "non possiamo non denunciare il corto circuito politico e gestionale che vede protagonisti i sindaci del territorio. Gli stessi primi cittadini che in Atersir approvano gli aumenti tariffari sono, in quota parte, i proprietari delle stesse aziende che gestiscono il servizio". Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini "mentre le multiutility e le casse comunali beneficiano dei medesimi rincari". È evidente "che qualcosa non funziona se la gestione dei servizi ambientali si trasforma in uno strumento di pura riscossione finanziaria a danno della comunità". Solo sul comune capoluogo già lo scorso anno "denunciammo che l’aumento medio del 5,85 %, da 281 euro a 297 euro (campione composto da 4 componenti con un’abitazione di 80 metri quadri), andava nella direzione opposta rispetto alle richieste fatte, ovvero quello del blocco dell’aumento in mancanza di una discussione tecnica approfondita".






