Disparità insostenibili, soprattutto se calati nel contesto socio-economico attuale della Lombardia, dove la continua fiammata dei costi legati alla vita quotidiana, all’abitare, alla mobilità e ai servizi essenziali sta drenando il potere d’acquisto dei salari e delle pensioni a ritmi molto più serrati rispetto alla crescita delle retribuzioni. Questo l’affondo della Uil, a fronte delle disparità fiscali emerse dall’analisi della fiscalità locale. "L’obiettivo non è privare i Comuni dei fondi necessari all’erogazione dei servizi di welfare locali – sottolinea Salvatore Monteduro, segretario Uil Lombardia – bensì ripensare in modo equo i criteri di finanziamento: i servizi devono essere sostenuti in modo proporzionale alla reale capacità contributiva delle persone, potenziando la clausola di salvaguardia dei redditi bassi e medio-bassi attraverso l’innalzamento delle soglie di esenzione". La Corte costituzionale ha più volte affermato che la progressività deve caratterizzare il sistema fiscale nel suo insieme e non necessariamente ogni singolo tributo. Tuttavia, quando cresce il peso di imposte territoriali strutturate con aliquote piatte, la progressività complessiva rischia di essere neutralizzata ‘dal basso’. Questo fenomeno si colloca, inoltre, dentro un federalismo fiscale incompiuto. Regioni e Comuni gestiscono responsabilità di spesa sempre più ampie, ma dispongono di margini limitati per costruire una fiscalità realmente equa e progressiva. Di conseguenza, molte Amministrazioni ricorrono allo strumento più semplice e immediatamente esigibile: l’aumento delle addizionali Irpef, specie negli enti più fragili dal punto di vista finanziario o gravati da maggiori squilibri nella spesa sanitaria e sociale.