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«È un diritto di ogni gruppo, associazione o comitato civico presentare osservazioni agli strumenti di pianificazione territoriale. Lo prevede la legge. Per il resto, ne sono state presentate diverse, non solo quelle delle associazioni ambientaliste. L’iter del Pudm a Messina, comunque, va avanti, si è conclusa una fase, ora spetta alla Regione siciliana approvare il Piano di utilizzo del demanio marittimo».

Il sindaco Federico Basile non vuole entrare in polemica con chi, legittimamente, ha sollevato questioni critiche riguardanti l’impianto complessivo di un Piano che, per una città come Messina, che è dotata di quasi 60 chilometri di costa, assume una grande rilevanza per le scelte strategiche che coinvolgono il waterfront da nord a sud, dal Tirreno allo Ionio.

Il riferimento è alla conferenza stampa, svoltasi qualche giorno fa a Palazzo Zanca, durante la quale le associazioni ambientaliste – Legambiente, Wwf, Man, Greenpeace, Lipu –, assieme ad altri soggetti, e anche alcuni esperti e docenti dell’Ateneo peloritano, hanno “smontato” il Pudm perché, a loro avviso, «non può e non deve ridursi a un mero strumento di regolazione geometrica degli spazi da dare in concessione per fini economici. Ma, al contrario, ha il dovere di pianificare il delicato e fragile rapporto tra l'ambiente marino, le spiagge, la terraferma e le comunità residenti, traguardando la tutela della risorsa e della biodiversità nell'interesse delle attuali e delle future generazioni».