La storia di Mohammed Saidi, l’irregolare algerino che sfregia in volto una sconosciuta alla fermata della metro di Milano perché da «uomo musulmano» lo infastidiva essere guardato da una donna, sembra fatta apposta per apparecchiare l’ennesima rissa su remigrazione e dintorni. Ma proviamo a scendere dall’empireo delle guerre di civiltà per azzardare una domanda terra terra: com’è possibile che un individuo che dodici ore prima era stato arrestato mentre scassinava auto in sosta su corso Buenos Aires fosse tranquillamente seduto alla fermata della metropolitana? Dopo l’arresto era stato condotto in tribunale e giudicato per direttissima, però essendo incensurato lo avevano rimesso in libertà con l’espressa proibizione di restare a Milano.

Siamo ancora e sempre alle gride manzoniane, roboanti quanto inapplicate. Chi mai avrebbe dovuto controllare che il ladro d’auto lasciasse effettivamente la città? I poliziotti con gli organici all’osso? O i vigili urbani in attesa di rinforzi da una vita?

Invece di sentir blaterare di rimpatri di massa e aumento delle pene - misure inutili, improponibili e impraticabili, buone solo per solleticare la pancia alla gente - ci si accontenterebbe che le autorità di pubblica sicurezza venissero messe nelle condizioni di applicare le leggi esistenti.Gli italiani sono democristiani nell’animo: non pretendono la rivoluzione, si accontentano dei rattoppi. Ma se continuano a non avere i rattoppi, finiranno per fare la rivoluzione persino loro.