di
Sara Bettoni
Ogni ospedale — pubblico e privato — dovrà aprire almeno un cold spot, in collegamento con il pronto soccorso. Già operativo uno a Brescia e uno a Varese. È la nuova soluzione immaginata contro l’iperafflusso nei pronto soccorso dovuto anche all’emergenza caldo
«Cold spot». Letteralmente, zona fredda. La Regione usa due parole inglesi per descrivere la nuova soluzione immaginata contro l’iperafflusso nei pronto soccorso dovuto anche all’emergenza caldo. Giovedì l’assessore al Welfare Guido Bertolaso ha «strigliato» i direttori generali degli ospedali, accusandoli di non essere capaci di risolvere i problemi dei reparti d’emergenza. All’attenzione di Bertolaso, in particolare, i casi di boarding, ovvero di pazienti che stanno in barella per ore o giorni in attesa di essere ricoverati. Un disagio che vuole eliminare. Da qui, le indicazioni che ieri la direzione generale Welfare ha inviato ai manager degli ospedali.
La novità è appunto l’introduzione dei cold spot, che serviranno per ridurre gli accessi impropri al pronto soccorso. Saranno allestiti di preferenza nelle case di comunità e dovranno offrire aria condizionata, acqua potabile, assistenza infermieristica, personale di accoglienza, possibilità di fare accertamenti di base. Ci sarà anche un medico. I pazienti potranno accedere a questi servizi spontaneamente, su indicazione del proprio dottore o inviati dalla guardia medica. Ogni ospedale — pubblico e privato — dovrà aprire almeno un cold spot, in collegamento con il pronto soccorso. Saranno una «valvola di sfogo» per i casi non urgenti. Ma se un paziente si aggravasse, potrà essere velocemente trasferito in ospedale. I cold spot, una volta aperti, dovranno essere operativi tutti i giorni, in orario diurno. Il primo è stato inaugurato venerdì a Brescia, il secondo sarà avviato sabato a Varese.









