Il mito dei pasti continui resiste ovunque, ma il metabolismo funziona in modo meno comodo e molto più concreto
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Il metabolismo non si “sveglia” con uno snackConta quanto mangi, non quante volte apri il frigoQuando gli spuntini servono davveroIl movimento resta la leva più concreta
Il consiglio gira da anni, con l’aria rassicurante delle cose ripetute così tante volte da sembrare vere: mangiare ogni due o tre ore terrebbe “acceso” il metabolismo, aiuterebbe a bruciare di più, impedirebbe al corpo di rallentare e trasformerebbe lo spuntino in una specie di piccolo allenamento da scrivania. Una mela alle undici, uno yogurt alle sedici, una manciata di mandorle infilata tra una mail e l’altra, e il corpo dovrebbe comportarsi come una caldaia ben alimentata.
Peccato che il nostro organismo sia un po’ meno ingenuo di così. Mangiare richiede davvero energia, perché masticare, digerire, assorbire e utilizzare i nutrienti ha un costo. Questo processo viene chiamato effetto termico del cibo. Il punto, però, sta nella misura: in media rappresenta circa il 10% delle calorie introdotte. Se mangiamo 100 calorie, il corpo può spenderne una parte per processarle, ma il bilancio resta comunque positivo. Lo spuntino, insomma, accende appena una lucina. Non una fornace.









