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Le aziende farmaceutiche stanno rivalutando l'oncologia perché il risultato economico in caso di successo di una terapia è diventato potenzialmente enorme. Secondo un'analisi di Scope Ratings l'esempio più grande di questo paradigma è l'acquisizione a inizio giugno da parte della big pharma britannica Gsk (GlaxoSmithKline) - quotata a Londra e a New York -, di Nuvalent, listata al Nasdaq, operazione dal valore di 10,6 miliardi di dollari.
Nel 2014 Gsk aveva venduto il proprio business oncologico a Novartis, una delle società più importanti del settore, per circa 16 miliardi di dollari. Ai tempi l'oncologia era vista come molto rischiosa: richiedeva enormi investimenti in ricerca e sviluppo e i tassi di fallimento erano elevatissimi. Non che oggi la situazione sia differente.
Ma, come spiega Sabrine Boudella, director della divisione corporate ratings di Scope a Milano-Finanza, «per le grandi aziende farmaceutiche, nel lungo periodo, evitare un segmento come quello oncologico potrebbe rivelarsi sempre più rischioso rispetto a puntare in modo selettivo su alcune opportunità». Il rischio è restringere l'accesso a una delle principali fonti di innovazione e crescita del comparto.








