<p>Le aziende farmaceutiche stanno <strong>rivalutando l’oncologia</strong> perché il risultato economico in caso di successo di una terapia è diventato potenzialmente enorme.
Secondo un’analisi di <strong>Scope Ratings</strong> l’esempio più grande di questo paradigma è <a href="https://www.milanofinanza.it/news/nuvalent-vola-a-wall-street-titolo-in-rialzo-di-quasi-il-40-dopo-l-annuncio-dell-acquisizione-da-10-6-202606091607259766?wt_mc=telegram" target="_blank">l’<strong>acquisizione</strong> a inizio giugno da parte della big pharma britannica Gsk (GlaxoSmithKline) - quotata a Londra e a New York -, di Nuvalent</a>, listata al Nasdaq, operazione dal valore di 10,6 miliardi di dollari.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p> </p> <p>Nel 2014 Gsk aveva venduto il proprio business oncologico a <strong>Novartis</strong>, una delle società più importanti del settore, per circa <strong>16 miliardi di dollari</strong>.
Ai tempi l’oncologia era vista come molto rischiosa: richiedeva enormi investimenti in ricerca e sviluppo e i tassi di fallimento erano elevatissimi.
Non che oggi la situazione sia differente.<span contenteditable="false"> </span> </p> <p><span contenteditable="false"> </span><span contenteditable="false"> </span> </p> <h2><b>Evitare l’oncologia è sempre più rischioso</b></h2> <p>Ma, come spiega <strong>Sabrine Boudella</strong>, director della divisione corporate ratings di Scope a <em>Milano-Finanza</em>, «per le grandi aziende farmaceutiche, nel lungo periodo, <strong>evitare </strong>un segmento come quello oncologico potrebbe rivelarsi sempre più <strong>rischioso</strong> rispetto a puntare in modo selettivo su alcune opportunità».






