San Giuliano Milanese (Milano), 11 luglio 2026 – Le monache di Viboldone custodi dei libri antichi, anche il Codice Atlantico di Leonardo da Vinci è passato dalle loro mani. E così, con un’attenta attività di restauro, le benedettine cercano di ridare dignità a vecchi manoscritti, codici e miniature danneggiati dall’assalto del tempo e delle tarme, affinché possano tornare ad essere fruibili, o a mostrare, almeno in parte, i messaggi che una volta custodivano.
All'interno dell'Abbazia è attivo un antico laboratorio di cura e restauro
In occasione degli 850 anni dell’abbazia di Viboldone, costruita dagli Umiliati nel 1176 e dal 1941 abitata da un nucleo di suore che s’ispirano alle regola dell’“ora et labora”, a raccontare di quest’attività è madre Mariantonietta Giudici, responsabile del laboratorio di restauro. Insieme a lei, attualmente vi lavorano suor Maria Marzia Bonato e la restauratrice Paola Schiavon. Si tratta di un’area del monastero inaccessibile al pubblico, visto il valore dei volumi che vi vengono lavorati e i vincoli di riservatezza coi clienti.
Suor Mariantonietta, quando le consorelle hanno cominciato a dedicarsi a quest’attività?
“A metà degli anni Settanta alcune di loro iniziarono a interessarsi della materia anche attraverso un contatto con l’allora Istituto ministeriale di Patologia del Libro, dove i testi da recuperare venivano equiparati a malati bisognosi di cure”.








