Nel suo America nuda e cruda (Garzanti) Giorgio Dell’Arti attraversa quattrocento anni di storia col piglio del cronista, mettendo in fila una miriade di fatti importanti e di fatterelli solo apparentemente secondari che restituiscono, nel loro insieme, un quadro ricchissimo di informazioni: la traiettoria parte dallo sbarco dei primi coloni inglesi sulle coste settentrionali del Nuovo continente, all’inizio del XVII secolo, per concludersi con la prima elezione di Trump alla presidenza Usa, nel 2016, ma sempre nel segno della conquista, come spiega l’autore. Dell’Arti, qual è il filo rosso che lega l’arrivo della Virginia Company a Jamestown, nel 1606, agli Stati Uniti di Donald Trump?«Credo si possa riassumere con la parola avidità, che non ha necessariamente un senso negativo, ma ha a che fare anche con il desiderio di crescere, espandersi, possedere. Il primo insediamento sull’Atlantico è del 1609, la costa del Pacifico è stata raggiunta nel 1848: in due secoli e mezzo hanno percorso una distanza enorme in un ambiente ostile, un effetto della loro volontà di espandersi. Il desiderio di avanzare è il segno che caratterizza gli americani in tutta la loro esistenza, da qui nasce anche la mistica dell’iniziativa privata».
Giorgio Dell’Arti: “Vi racconto gli Usa prima di Trump: 400 anni di avidità”
Lo scrittore e giornalista: «Dal desiderio di crescere nasce la mistica dell’iniziativa privata»









