Devastazione ambientale, sfruttamento dei territori, oligarchi americani, disuguaglianze, corruzione, turismo selvaggio, emigrazione: nelle oceaniche proteste che continuano a inondare l’Albania ci sono tutti i temi più caldi di questa epoca. Un popolo che fino poco fa sembrava rassegnato a un’eterna transizione dalla dittatura più chiusa e feroce d’Europa all’attuale Paese dei Balocchi tra resort, coste cementificate e turismo marittimo a basso costo, ci sta dicendo una cosa molto chiara: «l’Albania non è in vendita, ed Edi Rama deve andare a casa». Così la rivoluzione dei fenicotteri oltrepassa il primo mese di incessante protesta. Perché nonostante l’immagine da cartolina ormai impressa nel nostro immaginario – ben distanti dai barconi gremiti di persone in fuga nel 1991 – l’Albania continua a essere un Paese da cui scappare. «La maggioranza degli albanesi non può permettersi di acquistare o affittare un appartamento: negli ultimi quindici anni di governo Rama, l’economia è stata trainata dall’edilizia e dal turismo, il cui carburante è stato in primis il riciclaggio di denaro proveniente dal traffico di droga», spiega Redi Muci, unico deputato di Lëvizja Bashkë (Movimento Insieme). Ma facciamo un passo indietro: perché “rivoluzione dei fenicotteri”? «Lo scorso maggio alcuni macchinari pesanti sono entrati senza preavviso nell’area protetta di Vjosa-Narta e hanno iniziato a costruire. Il 16 maggio abbiamo organizzato la prima manifestazione. La laguna di Narta è la casa di migliaia di fenicotteri, e dal punto di vista della biodiversità è una delle aree più importanti di tutta l’Albania», spiega Aleksander Trajce, presidente di Protection and Preservation of Natural Environment of Albania, la più vecchia e importante Ong per la tutela ambientale del Paese. La contestazione Siamo a Zvërnec, uno dei comuni più vicini al cantiere, ed è il 30 maggio che – dopo diverse manifestazioni locali – si intensifica il conflitto: un residente intento a oltrepassare il filo spinato viene pestato brutalmente da uno degli uomini della sicurezza privata che controllavano il perimetro, mentre la polizia di Stato osservava la scena senza intervenire. Il tutto viene ripreso da Emiljando Kita, militante di Lëvizja Bashkë: «Avrei potuto aiutarlo allontanandolo dai colpi della polizia, ma ho filmato la scena affinché tutti gli albanesi potessero vederla». Tra i fattori dell’escalation c’è anche il genero di Donald Trump, Jared Kushner, che insieme a sua moglie Ivanka stanno cercando di acquistare l’isola di Sazan – proprio davanti alla laguna di Vjosa-Narta – per costruirci un enorme hotel di lusso. Il racconto grottesco di come la figlia di Trump ha scoperto l’isola e ha deciso di comprarla, arrivandoci a nuoto dal suo Yacht, ha indignato gli albanesi. «Gli unici che guadagnano dal turismo selvaggio sono i super ricchi che ottengono concessioni su terreni pubblici per i loro progetti. E il caso di Sazan è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», riprende Trajce. «Nel 2024 – continua – il governo ha improvvisamente modificato la legge sulle aree protette: con una autorizzazione speciale è adesso possibile costruirci. E Kushner ha reso noto il suo progetto solo tre settimane dopo l’approvazione della legge». Questo caso è l’esempio di una politica più ampia, in cui sono arretrati i confini della tutela della natura per lasciare spazio agli “investimenti strategici”. «Dicono che non esiste alcun progetto ma esiste un’autorizzazione allo sviluppo: come può essere stata concessa senza che sia stato un progetto. Non c’è trasparenza. Siamo favorevoli a questo e a tutti gli investimenti strategici, ma vogliamo sapere i dettagli e l’impatto che avrà», spiega Besart Xhaferri, deputato del Partito Democratico. Intanto la Procura Speciale contro la Corruzione e la Criminalità Organizzata (Spak) ha già avviato indagini sugli sviluppi a Zvërnec: il sospetto è riciclaggio di denaro.
Albania, protesta infinita: dopo i resort di Trump, il concerto di Kanye West
Rama stanzia 4 milioni per il rapper Usa e la piazza s’infiamma ancora di più












