Il libro.11 luglio 2026 alle 00:12L’insegnante-divulgatrice sarda e la lucida biografia del corpo

In “Veneri deformi” (Neo edizioni, 124 pagine) Yasmina Pani, linguista, insegnante e divulgatrice sarda, racconta l’anoressia, la bulimia e la dismorfofobia senza metafore consolatorie, come se il primo atto politico fosse chiamare le cose – il Digiuno, l’Abbuffata, il Rito del vomito – col loro nome atroce e seducente. Ne esce un’autobiografia del corpo che, più che “sul” disturbo alimentare, è scritta “dal” disturbo, con una lucidità spiazzante che mette a nudo quanto sia fragile il confine tra disciplina di sé e violenza contro di sé.

La struttura in capitoli-monologo organizza in forma quasi teatrale un’esperienza che di per sé è invece caotica, fatta di ricadute e di rituali; Pani alterna il registro clinico a un io narrante ironico, perfino sboccato, a volte, capace di bestemmiare contro il proprio riflesso mentre ne analizza con lucidità l’impatto psichico. L’incipit – “Ognuno ha il proprio modo di suicidarsi” – dà subito la misura di un libro che non cerca parabole edificanti: il disturbo alimentare è una forma lenta di autoannientamento ma anche una costruzione identitaria, un modo per “sentirsi presenti” in un mondo da cui ci si percepisce esclusi.