Le indiscrezioni che vedono in vantaggio Jindal Steel sul gruppo speculativo statunitense Flacks nella gara pubblica per acquisire l’ex Ilva, anziché fugare i timori per il destino dello stabilimento, ha alimentato altri dubbi e una certezza: il governo ha cancellato il progetto di decarbonizzazione degli impianti. L’atteso invito per il tavolo a Palazzo Chigi è arrivato, sarà il 28 luglio, ma solo dopo la minaccia di Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm di autoconvocarsi se il governo non avesse dato risposte entro il 15 luglio.
Da parte delle organizzazioni dei lavoratori non c’è nessun ottimismo, al contrario il timore è che il paziente Ilva sarà giudicato morto clinicamente. E i sindacati erano stati facili profeti alla presentazione del Piano Corto del ministro per le Imprese Adolfo Urso. Del resto la drammaticità della situazione attuale è sotto gli occhi di tutti: i soldi per la cassa integrazione dei lavoratori stanno finendo (l’ultima tranche, 140 milioni, del prestito ponte dell’Ue per agevolare il passaggio dell’ex Ilva agli acquirenti, arriverà a breve), un altoforno è ancora sotto sequestro per l’incendio di maggio 2025, la manutenzione è in sofferenza e da gennaio a oggi si sono contati diversi incidenti, di cui due mortali. La gara, aperta due anni fa con un limite temporale di 6 mesi, è diventata infinita.








