«È devastante pensare che il governo valuti di cedere l’ex Ilva a Jindal. Non ci si ricorda cosa accadde quando fu ceduta a un'altra azienda indiana: oggi i commissari rivendicano ad ArcelorMittal danni milionari. Rischiamo di ripercorrere quella strada». Non ha dubbi Silvano Simone Bettini, presidente di Federmeccanica: «Se cediamo l'acciaio agli indiani perdiamo la sovranità industriale». Secondo indiscrezioni rivelate dal Messaggero, l’accordo con gli indiani potrebbe chiudersi entro fine luglio ed – dopo un ultimatum dei sindacati che avevano chiesto di essere ricevuti entro il 15 – il 28 luglio è stato fissao un tavolo permanente a Palazzo Chigi. «Ci sono imprenditori della siderurgia pronti a entrare in una cordata per rilevarla – dice Bettini – ho già lanciato la proposta. Servono 3-4 anni e 2-3 miliardi di investimenti, con il supporto dello Stato e delle imprese». Ma Chigi non ascolta la proposta. «Uno strumento possibile a cui ricorrere è l'articolo 174 del codice degli appalti, il partenariato pubblico-privato» Perché definisce devastante l'operazione Jindal? «Non ci si ricorda cosa accadde quando l'Ilva fu già ceduta a un'altra azienda indiana: un'esperienza tutt'altro che positiva. Oggi c'è una grossa causa pendente, perché nella gestione sarebbero state fatte manutenzioni non corrette, e i commissari rivendicano ad ArcelorMittal danni milionari. Rischiamo di ripercorrere la stessa strada. L'acciaio serve, l'Ilva è un asset fondamentale che non possiamo mettere in mano agli stranieri, tanto più che ci sono già 2,8 miliardi stanziati. Ho un contatto costante con Palazzo Chigi, ma non riusciamo a spiegarci: se serve una cordata di italiani che valuti le condizioni, la proposta l'ho già lanciata. Ci sono imprenditori pronti, ma senza condizioni di ingaggio chiare non possiamo accettare. Anche i sindacati, con cui siamo in sintonia, hanno reagito duramente: entro il 15 luglio dovrebbe esserci un tavolo, dopo un ultimatum, perché da mesi chiedono di essere ricevuti e nessuno li considera».