Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
22 MARZO 2026
Ultimo aggiornamento: 14:37
La partita per l’ex Ilva si riapre con la proposta “vincolante” presentata da Jindal. Ma tra documenti incompleti, nodi finanziari irrisolti e forti dubbi sull’impatto occupazionale, il confronto tra i pretendenti appare ancora lontano da un esito definito. Il gruppo indiano ha inviato ai commissari l’offerta in anticipo rispetto alla scadenza fissata per lunedì. Tuttavia, secondo diverse fonti, la proposta è solo un avanzamento della manifestazione di interesse già presentata dieci giorni fa, con cui gli indiani erano tornati sui propri passi dopo aver abbandonato la gara circa sei mesi fa, e non contiene ancora tutti gli elementi necessari per una valutazione compiuta. Sia sul piano finanziario sia sul fronte occupazionale.
Jindal, per cui l’impianto italiano sarebbe un presidio europeo dopo che sembra essersi impantanato il progetto di rilevare gli impianti ThyssenKrupp in Germania, indica un obiettivo di 6 milioni di tonnellate annue di acciaio “verde” entro il 2030, con una fase transitoria sostenuta da due altoforni e una produzione intermedia intorno ai 4 milioni di tonnellate. A regime, il modello prevederebbe un forno elettrico a Taranto e due forni elettrici affiancati da impianti Dri in Oman. Un assetto che solleva interrogativi non solo sulla tempistica della decarbonizzazione, ma anche sulla reale centralità degli impianti italiani rispetto alla filiera internazionale del gruppo. La proposta recepisce inoltre la richiesta del ministero delle Imprese di liberare le aree non più funzionali alla siderurgia, aprendo a nuovi insediamenti produttivi. Ma anche su questo fronte restano da chiarire tempi, modalità e ricadute occupazionali.










