Jindal rende ufficiale l’offerta per acquistare tutti gli asset dell’ex Ilva. Dal canto suo Flacks, l’altro concorrente in questa partita, traccheggia sulla richiesta dei commissari, che pretendono maggiore chiarezza sulle garanzie finanziarie per chiudere l’operazione. Nella corsa a due per quello che un tempo era il principale colosso siderurgico europeo, si capirà qualcosa in più domani, quando i commissari di Ilva (i proprietari degli impianti) e quelli di Acciaierie d’Italia (i gestori dell’azienda) si vedranno per fare il punto su due proposte molto simili tra loro dal punto di vista finanziario.
Sia il colosso indiano sia il fondo americano puntano un euro sugli stabilimenti e chiedono uno sconto sul magazzino. Soprattutto entrambi spingono perché sia mantenuta all’interno dell’azionariato una presenza pubblica: finora la risposta è stata un secco no, come dimostra il fatto che Flacks ha chiesto di pagare meno lo stesso magazzino, proprio perché non ha ottenuto come garanzia l’apporto diretto dello Stato. C’è distanza sul versante industriale. In estrema sintesi, Jindal vuole produrre a regime soltanto 2 milioni di tonnellate d’acciaio con forni elettrici a regime, facendo arrivare negli stabilimenti del gruppo 4 milioni di bramme e Drii dall’Oman.











