Nell’ormai lontano 2002, un’importante rivista di scienze sociali, l’«American Journal of Sociology», ospitò la più lunga recensione che avesse mai pubblicato nella sua storia. Le sessanta pagine dedicate a discutere tre ricerche etnografiche su New York e Philadelphia finirono raddoppiate in un forum, perché la redazione dovette dar spazio alle repliche piccate degli autori/trici dei volumi recensiti. Da subito molto aspra, la diatriba sarebbe proseguita per anni, non senza risvolti grotteschi. Pietra dello scandalo, l’attacco portato dall’allora poco più che quarantenne Loïc Wacquant, sociologo di stanza a Berkeley in California, alle distorsioni scientifiche e politiche delle ricerche accademiche sulla vita sociale in strade e quartieri statunitensi.

CON UN NUOVO TITOLO ricalcato su Marx, rivista e allargata, nel 2023 la recensione è stata tradotta in francese, la lingua di Wacquant, nativo di Nîmes, fra Marsiglia e Montpellier. Proseguendo nel prezioso contributo alla circolazione di grandi opere degli studi urbani critici, grazie alla collana «Eliopolis», diretta da Agostino Petrillo e Sonia Paone, la casa editrice Ets propone ora ai lettori italiani Miseria dell’etnografia della miseria (pp. 276, euro 25). L’interesse di questo testo, caratterizzato – come sempre in Wacquant – da una scrittura densissima e da grande profondità teorica, va oltre le polemiche interne a un piccolo sotto-settore della ricerca sociale e pone problemi che possono coinvolgere anche lettori colti ma non specialisti.