La Nazionale italiana riparte da un volto che richiama i trionfi più fulgidi dell’ultimo decennio e, insieme, il sapore dell’incompiuto: Roberto Mancini.

Sul portale della FIGC, nella sezione dedicata allo staff, il suo nome è ricomparso accanto a quello del fidato Gabriele Oriali, segnando l’avvio di un nuovo capitolo per l’azzurro.

Non è una mossa dettata dalla nostalgia, ma una decisione politica e tecnica ben delineata, voluta dal nuovo presidente federale, Giovanni Malagò.

Il contesto è tra i più bui della storia del nostro calcio. La Federazione è chiamata a ricostruire sulle macerie dell’ennesima mancata qualificazione al Mondiale del 2026, la terza consecutiva. Il colpo di grazia è arrivato il 31 marzo 2026 con la sconfitta ai rigori contro la Bosnia-Erzegovina nei play-off, epilogo che ha portato alle dimissioni di Gabriele Gravina e all’elezione di Malagò, lo scorso 22 giugno, con il 68,58% dei consensi.

La nuova presidenza eredita anche l’eco di una parentesi tanto breve quanto infruttuosa: quella di Gennaro Gattuso. Nominato ct nel giugno 2025 con l’unico obiettivo di centrare la Coppa del Mondo, ha chiuso consensualmente il proprio mandato dopo nove mesi.