Sembra tutto apparecchiato: Roberto Mancini di nuovo ct della Nazionale e Giovanni Malagò presidente della Figc. Dopo le dimissioni a raffica (prima Gabriele Gravina, numero 1 della Federcalcio, quindi il capo-delegazione azzurro Gigi Buffon e infine, tra le lacrime, mister Gennaro Gattuso) il pallone italiano è di nuovo al livello Ground Zero, con tre mancate qualificazioni ai Mondiali di fila. Eppure c'è chi dice no alla carta della disperazione ed è Gianni Rivera, mito dello sport italiano.
Già presidente del settore tecnico federale negli anni '10, l'ex bandiera del Milan nonché primo Pallone d'oro italiano della storia è stato protagonista degli Europei vinti nel 1968 ma soprattutto ai Mondiali di Mexico 70: storica, letteralmente, la sua rete decisiva nel 4-3 in semifinale alla Germania Ovest, la partita del secolo (scorso). Insomma, di maglia azzurra se ne intende eccome e ogni sua parola pesa un po' di più di quella di semplici commentatori e opinionisti.
GATTUSO ADDIO, LA "GAZZETTA" SGANCIA LA BOMBA: PEP GUARDIOLA CT DELL'ITALIA?
Il calcio italiano chiama a gran voce una rivoluzione, l'ennesima dopo la mancata terza partecipazione consecutiva a...
L'eterno Golden Boy sostiene a Repubblica di avere un programma di rilancio per il settore-calcio già pronto: "L'ho sviluppato insieme al mio amico Adolfo Sormani, il figlio di Angelo. Vogliamo ripartire dai più piccoli: bisogna curare la tecnica di chi inizia a giocare a calcio. Concentrarsi su quello. Poi aumentare le strutture e farli stare più tempo possibile in campo. Questo progetto l'avevo già nel cassetto, lo avrei esposto anche in caso di vittoria dell'Italia in Bosnia, magari testandolo in una squadra di dilettanti. Quanto alla Serie A, per me dovrebbero esserci massimo tre giocatori stranieri nei club del nostro campionato. Altrimenti c'è poco materiale per la Nazionale".















