Fosse stato per lui, si sarebbe già dimesso dopo la terribile notte di Zenica, ma era stato il presidente Gravina a chiedergli di temporeggiare, proprio come aveva fatto a Palermo con Mancini dopo la sconfitta nel play off con la Macedonia e con Spalletti dopo il tracollo agli ultimi Europei. Ma ieri Gattuso, nel suo rifugio di Marbella, dove sta passando le vacanze di Pasqua con la famiglia, ha rotto gli indugi, ha avvisato l'ex presidente della Figc e ha rotto il contratto che lo legava alla Nazionale fino al prossimo 31 luglio. Una resa straziante per la passione con cui Rino aveva accettato di subentrare a Spalletti nell'estate scorsa.

Dieci mesi, otto partite, la brutta sconfitta di Milano contro la Norvegia (1-4), la sofferta vittoria di Bergamo con l'Irlanda del Nord (2-0) e poi la figuraccia di Zenica ai rigori contro la Bosnia. Inevitabile l'addio, lui dopo Gravina e l'amico-garante Buffon.

«Con il dolore nel cuore, non avendo raggiunto l'obiettivo che ci eravamo prefissati - scrive Gattuso - ritengo conclusa la mia esperienza sulla panchina della Nazionale. La maglia azzurra è il bene più prezioso che esiste nel calcio, per questo è giusto agevolare fin da subito le future valutazioni tecniche. Desidero ringraziare il presidente Gravina, Buffon e tutti i collaboratori della Federazione per la fiducia e il supporto che mi hanno garantito. E' stato un onore poter guidare l'Italia e farlo anche con un gruppo di ragazzi che hanno mostrato impegno e attaccamento alla maglia. Ma il rigraziamento più grande va ai tifosi e a tutti gli italiani che in questi mesi non hanno mai fatto mancare il sostegno e il loro amore verso la Nazionale. Sempre con l'azzurro nel cuore».