Roberto Mancini, candidato eccellente. Con Giovanni Malagò presidente. Ipotesi, certo. La strada per la nomina del nuovo ct della Nazionale è ancora lunga, ci sono molte curve da superare ma al momento questa eventualità è sufficientemente accreditata. Mancio è uomo vicino a Malagò, è un tecnico d’esperienza, maturata anche in azzurro - per intuizione dello stesso Malagò e la sua squadra di commissari, Roberto Fabbricini e Alessandro “Billy” Costacurta - dal 2018 al 2023 (è l’ultimo che ha portato a casa un trofeo, oltre a essere uno dei tre/quattro ct azzurri che al Mondiale non è andato, attualmente è legato all’Al-Sadd), ha visione e predisposizione del e per il talento e un certo carisma sui calciatori.
Nella sua avventura è riuscito anche a lavorare con i giovani, creando una squadra fresca e pure divertente, intristita solo nell’ultimo periodo quando, una volta smarritosi tra i troppi paletti imposti dal presidente federale, ha pensato bene di lasciare e prendersi a prendere i milioni d’Arabia, mettendo in difficoltà la Figc e lo stesso Gravina, che non gliel’ha perdonata.
Mancini ha sperato pure in una chiamata last minute, quando il suo successore Spalletti era stato esonerato lo scorso giugno, ma Gravina non lo ha mai più preso in considerazione. Il nome torna a galla perché per il prossimo quadriennio serve un uomo che sappia fornire delle garanzie, non deve essere una scommessa. Per Malagò, il calcio è un qualcosa di famigliare e quindi lo conosce e non ha/avrà solo Mancio come uomo di riferimento.












