In un paese del Sud sospeso in un tempo feudale, già stremato dalla peste e dalle guerre dei nobili, una calura sovrumana si abbatte sulla comunità. L’acqua scompare, la terra si spacca, gli animali muoiono e gli uomini cercano riparo sotto un albero misterioso, l’unico essere vivente che sembra resistere all’ondata. Vi ricorda qualcosa? Distopico, ma – ahinoi – neanche troppo, Calùra è il romanzo d’esordio di Saverio Gangemi, edito da Rubettino, che costruisce un’apocalisse contadina dal respiro arcaico e attualissimo: esce, e si diffonde, proprio mentre l’Europa attraversa una nuova, torrida stagione di caldo estremo e l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala oltre 1.300 decessi in eccesso legati alle alte temperature.La catastrofe ambientale non è solo lo sfondo della vicenda: diventa una lente che rivela disuguaglianze, egoismi, fede, solidarietà e violenza. Un romanzo potente, che è già valso al suo autore - 39 anni, natali in Brasile, vive a Melicucco, in provincia di Reggio Calabria - la sezione Narrativa del Premio Demetra 2026 per la letteratura ambientale. Un romanzo in cui il caldo estremo parla al nostro presente senza ridursi a semplice allegoria.

“Calùra” è ambientato in un mondo arcaico e feudale, ma racconta paure molto contemporanee. Perché ha scelto di allontanare la vicenda nel tempo per parlare del nostro presente?