La paura.10 luglio 2026 alle 00:34

Qualche vigneto carbonizzato, parti di uliveti ridotti in cenere, interi terreni rasi al suolo e trasformati in distese nere. Quel che resta della campagna di Selargius - all’indomani dell’inferno di fuoco partito dalla zona di Santa Rosa - è solo desolazione, mischiata all’odore acre di bruciato che rende l’aria quasi irrespirabile a distanza di ore dal mega incendio che ha terrorizzato agricoltori e residenti delle località oltre la 554. «Poteva andare molto peggio, grazie al lavoro impeccabile dei vigili del fuoco e dei tanti volontari non abbiamo perso casa e animali», racconta Maria Assunta Spanu mentre apre il cancello a pochi passi dall’abitazione in piena campagna dove vive col marito.

Il cartello che indica la direzione per la chiesa di Santa Rosa è rimasto intatto, sullo sfondo la cenere lasciata dal violento incendio. Il punto esatto dove la “miccia” è esplosa: una distesa di sterpaglie intorno a un vecchio ovile abbandonato e una “sede staccata” dell’ex Polveriera che le fiamme hanno avvolto per poi correre in direzione 387.

Ieri mattina le ultime operazioni di bonifica della Forestale, vicino a case e aziende agricole lambite dalle fiamme. C’è chi è stato fatto evacuare e ha potuto fare rientro dopo ore, altri hanno perso anni di lavoro: vigneti produttivi cancellati dal rogo, un allevamento di api ucciso dalla lingua di fuoco che ha attraversato chilometri di campagna e “divorato” cento ettari di territorio agricolo. Intere vallate ridotte in cenere, lì dove un tempo gli agricoltori curavano i campi come fossero gioielli, e dove ora regnano rassegnazione e tristezza.