Fallire non si può, salvo rare eccezioni. E i Mondiali di calcio arrivati nella fase cruciale in questo sono stati maestri: numeri alla mano, il 25% dei ct impegnati nel torneo ha dovuto lasciare la panchina dopo l'eliminazione della propria squadra. Dodici in totale nella rosa extra large a 48 nazionali: risparmiato Carlo Ancelotti, nonostante il flop del Brasile e i malumori dei tifosi che invece ne reclamavano la cacciata. Ma il tecnico italiano, con contratto super blindato, ha un mandato per la resurrezione dei verdeoro in vista del prossimo mondiale. Chi invece ha pagato il conto è stato Julian NAGELSMANN, invitato a farsi da parte dopo l'uscita della GERMANIA, battuta ai sedicesimi dal Paraguay: l'allenatore 39enne, nominato a settembre 2023 per sostituire Hansi Flick, si è dimesso dicendo "dopo una delusione così amara, la squadra merita la possibilità di un nuovo inizio". Al suo posto è pronto ad arrivare Jurgen Klopp: l'accordo c'è (sette milioni a stagione).
Primato in casa TUNISIA, con esonero a mondiali in corso: Sabri LAMOUCHI, scelto a gennaio per sostituire Sami Trabelsi (causa ko in Coppa d'Africa) è stato esonerato per il 5-1 subito nella gara d'esordio con la Svezia. In pieno torneo la federazione rimpiazza il tecnico con Hervé RENARD il 16 giugno: ma la Tunisia stabilisce il record negativo di gol subiti nella fase a gironi (12) e dopo solo 18 giorni e due sconfitte Renard rassegna le dimissioni. Tra le big, cambio anche nel PORTOGALLO: Roberto MARTÍNEZ (ct da gennaio 2023) ha detto addio dopo l'eliminazione dei lusitani agli ottavi: "Sono arrivato con l'obiettivo di vincere il Mondiale, non avrebbe senso continuare". Lo strappo più scenografico è stato quello della COREA DEL SUD: HONG Myung-Bo. tornato in panchina a luglio 2024 dopo un precedente incarico, bersaglio di dure critiche da parte del presidente coreano Lee Jae-myung ("se viene scelto un incapace l'esito è scontato"), si è dimesso leggendo quasi in lacrime una dichiarazione concordata.








