C’è una classifica che la Fifa non pubblicherà mai. Non mette in fila i gol, i rigori, gli assist o i chilometri percorsi. È quella degli allenatori che il Mondiale si porta via. Ogni quattro anni la Coppa del Mondo di calcio consacra un ct, ma ne travolge molti altri. Il 2026 non ha fatto eccezione: ancora prima della finale, il torneo panamericano ha già prodotto una lunga lista di dimissioni, esoneri e addii. Cambiano le modalità, non il risultato: il commissario tecnico continua a essere il primo a pagare il conto di un fallimento, una tendenza ormai consolidata nel calcio internazionale.
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UNO DOPO L’ALTRO
L’ultimo addio, in ordine di tempo, è stato Roberto Martínez: il ct del Portogallo ha annunciato in conferenza stampa che la sconfitta per 0-1 contro la Spagna agli ottavi di finale è stata la sua ultima partita sulla panchina lusitana: «Sono 45 partite, i migliori risultati in termini di gol e punti nella storia della Nazionale. Ricordi della vittoria nella Nations League, di aver stabilito dei record. Ringrazio la Federazione e lo staff tecnico, che hanno lavorato duramente per aiutare i nostri giocatori. Mi porto via un ricordo incredibile e ringrazio il popolo portoghese», ha detto.








