Si è avvicinato "di scatto", le ha sputato due volte sul viso "in segno di disprezzo" e l'ha aggredita. Prima con "un pugno sul labbro" e poi con un coltello con il quale l'ha colpita. "Ho pensato di morire, non riuscivo più a vedere nulla e il sangue mi impediva di respirare". E' il drammatico racconto messo a verbale dalla 23enne che giovedì pomeriggio, sulla banchina della fermata della metro Duomo a Milano, è stata sfregiata al volto da Mohammed Saidi, il 27enne arrestato dalla Polizia Locale, su disposizione della Procura diretta da Marcello Viola.
L'algerino sarà interrogato sabato dal Gip che dovrà decidere se tenerlo in carcere, come ha chiesto la procura. "É pericoloso e potrebbe colpire ancora" ha scritto la pm Simona Ferraiuolo nella richiesta dove però non si chiede la convalida dell'arresto per atti di violenza, discriminazione o odio fondati su motivi razziali e religiosi, ipotesi che invece era contestata originariamente nel verbale della polizia locale. Le parole della giovane, tra cui il lungo racconto delle fasi dell'aggressione, compresi gli insulti che l'uomo le ha gridato, sono contenute nel provvedimento d'arresto. La 23 ha spiegato agli investigatori che era sulla banchina e stava chiacchierando "con un'amica". "Stavamo aspettando l'arrivo della metro quando improvvisamente un uomo" ha detto, si è rivolto a me "in lingua araba e con un tono intimidatorio ha esclamato 'che caz.. guardi?'". A quel punto la ragazza avrebbe tentato di spiegare al giovane che le cose non stavano così. "Tentavo di fargli capire nella lingua araba che stavo parlando con la mia amica e che, probabilmente, aveva interpretato male il mio sguardo". Parole che però non sono servite ad evitare l'aggressione. Il 27enne, infatti, non ha sentito ragione e si è messo a urlare ripetuti insulti contro la giovane. Sempre più "spaventata dalla condotta" dell'uomo, "sempre più violenta e temendo per me e la mia amica" ha messo ancora a verbale la ragazza, "gli chiedevo di allontanarsi", dicendogli che "avrei chiamato la polizia".










