BOLZANO - Diciannove misure cautelari, 65 furti negli hotel di lusso dell'Alto Adige, 3 chili di cocaina sequestrata, altrettanti gruppi criminali altamente specializzati nel far fruttare i traffici illeciti. Sono i numeri che contraddistinguono l'indagine avviata nella primavera 2025 dalla Procura di Bolzano e che all'alba del 10 luglio ha fatto scattare un'operazione ad ampio raggio.

L'inchiesta L'inchiesta condotta dal sostituto procuratore Axel Bisignano ha dipanato una aggrovigliatissima matassa della malavita altoatesina. Sono infatti stati individuati tre gruppi criminali, tutti facenti capo a cittadini albanesi, che si sostentavano da un lato commettendo furti negli hotel e nelle abitazioni, dall'altro spacciando cocaina. Fondamentale sarebbe stato l'apporto dato da alcune delle persone coinvolte che, in quanto lavoratori stagionali, facevano da basisti. Gli indagati, colpiti da misura cautelare, sono 19, tutti accusati a vario titolo dei reati di furto aggravato e spaccio di stupefacenti. All'alba del 10 luglio i carabinieri di Bolzano e i colleghi di Caivano e Varese ne hanno rintracciati 15, mentre quattro sono ancora ricercati: per 12 è stato disposto il carcere, per 5 i domiciliari con braccialetto elettronico, per 2 l'obbligo di firma.I tre gruppi Secondo gli inquirenti il primo gruppo, dedito ai furti negli hotel di lusso, era strutturato come un'associazione per delinquere. Al gruppo sono contestati 65 episodi commessi in tutta la provincia di Bolzano, nonché in quelle di Trento e Belluno. Coloro che materialmente mettevano a segno i furti potevano contare su una fitta rete di basisti, ma anche su contatti per procurarsi veicoli e strumenti per le effrazioni. Il bottino veniva poi inviato in Albania, da dove i responsabili si spostavano da e per l'Alto Adige con quello che gli inquirenti hanno definito un vero e proprio «pendolarismo criminale».Il secondo gruppo era dedito a commettere anch'esso furti negli hotel ma anche nelle abitazioni (10 gli episodi contestati) ma soprattutto allo spaccio di cocaina. La sua zona di competenza era il Meranese, oltre alle valli limitrofe. I componenti erano profondi conoscitori del territorio, perlopiù lavoratori stagionali nella raccolta delle mele, che si spostavano in bicicletta o a piedi per incontrare i clienti e consegnare la droga nonché per commettere i furti.Il terzo gruppo infine gestiva lo spaccio di cocaina nella zona di Bressanone, dove si era ritagliato un ruolo di prim'ordine. A farne parte erano anche due membri del gruppo dedito ai furti in hotel. A loro sono riconducibili i 3 chili di cocaina sequestrati nel corso delle indagini.