Sembra un'idea uscita da un romanzo di fantascienza ecologica, eppure affonda le sue radici in una sapienza antica di secoli. Si chiama “Albero Bioclimatico” ed è la risposta di Roma a una delle sue sfide più pressanti: le ondate di calore che trasformano le piazze in torridi deserti d'asfalto. Presto, questa struttura innovativa sorgerà nel cuore pulsante della capitale, in Piazza dei Cinquecento, per offrire un'oasi di fresco generata dalla sola forza della natura, senza consumare un watt di elettricità. Il progetto, donato dall'Università LUMSA al Campidoglio in occasione del Giubileo, nasce da una necessità non più rimandabile. Le isole di calore urbane non sono solo una fonte di disagio, ma un rischio concreto per la salute, specialmente per anziani e bambini. E in una città come Roma, dove piazze monumentali e strade pavimentate dominano il paesaggio, trovare refrigerio diventa una missione quasi impossibile.
Come funziona la tecnologia dell’Albero Bioclimatico
Ma come funziona questa meraviglia della "klima engineering"? A spiegarlo sono i progettisti, lo studio Haas Cook Zemmrich di Stoccarda e gli ingegneri climatici di Transsolar, coordinati da un'idea della direttrice del Master in bioarchitettura della LUMSA, Wittfrida Mitterer. Il principio è quello del raffrescamento adiabatico, una tecnica sfruttata già dagli Egizi per rinfrescare le loro dimore. Immaginiamo un grande cilindro centrale, realizzato in laterizio riciclato, la cui superficie viene mantenuta costantemente umida. L'aria calda, più leggera, che staziona nella parte alta della piazza, viene attirata verso questa superficie. Qui l'acqua, evaporando, sottrae calore all'aria, la quale si raffredda, diventa più densa e pesante, e cade dolcemente verso il basso. Il risultato è una corrente di aria fresca che si diffonde delicatamente nell'area circostante, creando una bolla di benessere con una temperatura percepita fino a 10°C inferiore rispetto al resto della piazza. Il tutto, senza motori, compressori o gas refrigeranti.












