Giovedì 2 luglio è stato annunciato a Roma il prossimo Piano Caldo del Comune. Il Sindaco ha lodato i progressi fatti – per la verità ad oggi poche cose rispetto all’immensità del problema climatico: pensiline degli autobus, piscine per gli anziani, fontanelle, un po’ di depaving etc – ed è stato detto che si continuerà sulla stessa direzione, rafforzando gli interventi sulla riforestazione, puntando alla creazione di rifugi climatici accessibili a tutti in 15 minuti a piedi, creando delle coperture tipo vele laddove non si possano piantare alberi (che comunque non fanno ombra perché troppo piccoli). La cifra che il Comune intende investire è di dieci milioni all’anno per cinque anni. Francamente, un’inezia rispetto alle entrate della Capitale.

Meglio questo che niente, comunque, si dirà. E però, mentre Sindaco e assessori annunciavano il primo piano caldo in Europa (forse perché le città europee sono già intervenute massicciamente in coperture e riforestazione anche senza piano caldo, nda), nel frattempo la polizia stradale con grande lena cominciava a chiudere le strade del centro per ben tre giorni. Tanto quanto durerà il Rally di Roma, ennesima manifestazione di cui nessuno sentiva l’esigenza e che porterà centinaia di bolidi per le vie del fragile centro storico per arrivare anche a San Pietro dopo un giro per il reatino. Conclusione con inquinanti frecce tricolori.