Di fronte a fenomeni di portata gigantesca, ci si aspetterebbero risposte macroscopiche da parte delle istituzioni. Le misure adottate dovrebbero rispondere all’enormità dell’evento, per tutelare realmente i cittadini ed evitare di creare un effetto paradossale: l’emergency washing, far finta cioè di fronteggiare un evento estremo con misure “palliative”.
Ebbene, quando – ogni anno – arriva il lancio del “Piano caldo” del Comune di Roma, avverto esattamente questa gigantesca sproporzione. Quella – appunto – tra fenomeni estremi, come l’aumento abnorme delle temperature con conseguente ondate di calore violente che durano giorni e giorni, e le misure messe in campo dall’amministrazione comunale.
Così, mentre stiamo vivendo la seconda, pesante ondata di calore a oltre 35 gradi di questa estate, l’assessore Onorato agli eventi e quella alle Politiche Sociali e alla Salute Funari rilanciano in pompa magna la principale misura del “Piano caldo” romano. In cosa consiste? Si chiama “Piscina all’aperto” e consiste nell’accesso a un certo numero di piscine – che hanno dato disponibilità – ai residenti over 70, gratuitamente. In pratica, si prende una categoria tagliata con l’accetta – “gli anziani” – senza ben capire quali siano i loro bisogni specifici e si decide che la misura migliore contro le ondate di calore per loro è un biglietto di accesso in piscina, anche per consentirgli, si dice, di socializzare.











