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Da quando a gennaio l’amministrazione statunitense di Donald Trump ha bloccato l’arrivo del petrolio a Cuba e stretto ulteriormente le misure dell’embargo che dura da decenni, la vita sull’isola è diventata ancora più difficile. L’assenza di carburante sta bloccando i trasporti e le consegne, sta condizionando i lavori agricoli, ha praticamente azzerato il turismo e ha avuto ripercussioni su ogni settore economico. Il petrolio era anche usato per alimentare le centrali elettriche, e i blackout già lunghissimi ora durano anche 20-22 ore al giorno. È una situazione che aggrava la crisi economica che a Cuba dura da alcuni anni.

In questi mesi per la maggior parte dei cubani la rodata arte di arrangiarsi e vivere alla giornata è dovuta evolvere nell’elaborazione di strumenti di sopravvivenza. In una società in cui gli stipendi mensili di un medico o di un insegnante non bastano per fare la spesa alimentare per una settimana, le persone dipendono sempre di più dagli aiuti delle persone emigrate all’estero, o devono inventarsi lavori alternativi per garantirsi gli strumenti di sussistenza.

Un trasporto pubblico su un triciclo elettrico all’Avana, Cuba, l’8 maggio 2026 (AP Photo/Ramon Espinosa)