Per la prima volta gli attacchi Usa in Iran colpiscono ponti, ferrovie e porti dei corridoi eurasiatici. Un salto di qualità che tocca gli interessi strategici di Pechino e Mosca. La lettura di Marco Mayer
Parlare genericamente di “escalation” rischia di essere depistante. La vera novità delle ultime 48 ore non è solo l’aumento del numero di strike, ma soprattutto la natura dei target. Su circa 180 obiettivi designati da Centcom, 90 sono stati già colpiti in questi giorni. Alcuni riguardano per la prima volta infrastrutture di scala continentale e regionale: ponti, ferrovie, porti e nodi logistici che collegano l’Iran ai grandi corridoi terrestri eurasiatici, dalla Via della Seta cinese al corridoio Nord–Sud (Russia–India), nonché le vie di comunicazione con Libano, Iraq e Siria.
I casi più rilevanti includono il ponte ferroviario Aq Taqeh Khan, nodo chiave della rotta Iran–Turkmenistan–Kazakhstan–Cina; tratti della linea Tehran–Mashhad, arteria interna verso l’Asia Centrale; infrastrutture costiere di Bushehr e Sirik, essenziali per la logistica del corridoio Nord–Sud Russia–India; e diversi nodi ferroviari dual-use nel nord dell’Iran, utilizzati per traffico merci verso il Caspio e l’Asia Centrale.













