Marjana Koçeku ha lasciato il partito socialista in aperto dissenso con il resort di Kushner: «Ho capito che non potevo più rimandare la scelta. La mobilitazione ci ha fatto capire che l’Albania è un Paese in cui vale la pena vivere e al quale vale la pena tornare», dice a Open la parlamentare

Il malcontento che covava da anni è esploso nell’ultimo mese. Le immagini sono note. Da oltre 35 giorni, migliaia di persone manifestano nelle strade della capitale albanese, Tirana, per chiedere le dimissioni del primo ministro Edi Rama, al potere dal 2013. A innescare la protesta, ribattezzata «rivoluzione dei fenicotteri», è stato il controverso progetto immobiliare legato a Jared Kushner, marito di Ivanka Trump e genero del presidente statunitense, e a una rete di figure ambigue. Un resort di lusso da 1,4 miliardi di dollari tra l’isola di Sazan, ex base militare nello Stretto di Otranto vicina al gasdotto Tap, e il paesaggio protetto di Vjosë-Nartë.

Albania, la «rivoluzione dei fenicotteri» contro il resort di Jared Kushner

L’operazione è stata resa possibile da una riforma del 2024 che ha aperto allo sviluppo turistico in alcune aree tutelate a livello ambientale, tra cui quella vicino a Valona. Ma dietro le contestazioni, tra le più partecipate dalla caduta del comunismo e liquidate dallo stesso Rama come «isteria digitale», si cela un malessere più profondo che da anni alimenta la crescente insoddisfazione della società albanese. E che ora arriva anche ai vertici del potere.