Roma, 10 lug. (askanews) – Il digitale è diventato un’infrastruttura ordinaria indispensabile per qualunque azienda, anche per quelle che offrono prodotti e servizi “tradizionali”. È quindi strettamente connesso con l’attività dell’azienda e questo vuol dire anche che diventa rilevante negli eventuali contenziosi: “in queste controversie la questione giuridica e quella tecnica sono inseparabili. Pertanto è fondamentale che i giudici chiamati a dirimerle abbiano delle competenze specifiche”. È quanto ha spiegato Marianna Chillau, CRO di b2x e presidente 4eCom, nel suo intervento alla presentazione del ddl sul Tribunale del Digitale che si è tenuta alla Sala Caduti di Nassirya del Senato.
Il disegno di legge, scritto dall’avvocato Antonino Polimeni, e depositato a Palazzo Madama dal senatore Nicola Irto del PD, propone l’istituzione di Sezioni giudiziarie dedicate alle controversie su licenze dei software, servizi cloud, gestione dei dati, sistemi di intelligenza artificiale, e in generale su tutti quegli ambiti in cui il nodo da sciogliere è strettamente connesso con l’infrastruttura digitale. Negli ultimi anni, i tribunali chiamati a dirimere controversie del genere hanno mostrato orientamenti profondamente diversi. Il ddl punta quindi a superare la frammentazione interpretativa creando delle Sezioni con competenze tecniche specifiche. I Tribunali Digitali si affiancheranno a quelli delle Imprese, senza sovrapposizioni, e i magistrati che ne faranno parte dovranno seguire percorsi di formazione definiti dalla Scuola Superiore di Magistratura. “Continuiamo a pensare al digitale come se fosse un comparto industriale a sé, quando in realtà è diventato l’infrastruttura ordinaria di qualsiasi azienda, comprese quelle che non si definiscono tecnologiche” ha spiegato Chillau. Un produttore manifatturiero che digitalizza il controllo qualità, un’azienda della grande distribuzione che affida la gestione della logistica a un sistema di intelligenza artificiale, un’azienda agricola che adotta sensori e piattaforme predittive. “Nessuna di queste imprese è digitale, ma lo diventa, nel momento stesso in cui l’infrastruttura digitale influisce su un contratto. Il disegno di legge – aggiunge – lo riconosce meglio di quanto non faccia oggi il mercato stesso: non parla di aziende tecnologiche, ma di rapporti giuridici in cui la prestazione digitale è prevalente. È una definizione che fotografa esattamente la realtà con cui lavora ogni giorno un’azienda che si occupa di creare quelle infrastrutture digitali”.








