Nel dibattito italiano sulla politica industriale si parla spesso di grandi fabbriche, infrastrutture, energia e incentivi agli investimenti materiali. Molto meno di ciò che oggi pesa sempre di più sulla produttività: software, dati, cybersicurezza, formazione, intelligenza artificiale e capacità organizzativa. È proprio su questo terreno che l’Italia mostra uno dei suoi ritardi più persistenti, ed è in questo contesto che si inserisce la proposta del “Buono Digitale”, portata avanti da Assosoftware, una misura pluriennale per sostenere gli investimenti immateriali delle realtà più piccole: software, servizi digitali, cybersicurezza, intelligenza artificiale, consulenza, formazione e supporto organizzativo. L’obiettivo non è finanziare un acquisto una tantum di tecnologia, ma aiutare imprese e professionisti ad adottarla davvero, integrarla nei processi e trasformarla in produttività.Secondo la proposta, la misura avrebbe durata triennale e una dotazione pubblica di 3,951 miliardi di euro, pari a 1,317 miliardi l’anno, per una platea potenziale di circa 578 mila beneficiari. Grazie al cofinanziamento privato, gli investimenti attivati sono stimati in circa 7,05 miliardi: circa 1,78 euro di spesa complessiva per ogni euro pubblico. Una leva per mobilitare investimenti che molte piccole realtà oggi rinviano o non riescono a sostenere da sole.Indice degli argomenti
Assosoftware: "Buono Digitale, una leva per la produttività di PMI e professionisti" - Agenda Digitale
La proposta del Buono Digitale punta a sostenere investimenti in software, cybersicurezza, intelligenza artificiale, formazione e consulenza per piccole imprese e professionisti. Una misura triennale che guarda al modello spagnolo del Kit Digital e alla produttività del sistema italiano







