Il Buono Digitale si fa spazio nel dibattito sulla prossima Legge di Bilancio come possibile risposta a una fragilità strutturale dell’economia italiana: la bassa capacità di portare innovazione, software e competenze nelle realtà più piccole del tessuto produttivo. La proposta arriva dal Manifesto per l’Italia Digitale, promosso da Aiip, AssoSoftware, Confartigianato, Confcommercio, Confimi Industria e Confprofessioni, con l’obiettivo di introdurre una misura triennale, semplice e verificabile, dedicata agli investimenti digitali immateriali di micro, piccole e medie imprese, studi professionali ed enti del terzo settore.Il punto politico e industriale non riguarda solo un nuovo incentivo. Riguarda la capacità del Paese di superare una frattura che resta profonda. Da una parte ci sono le grandi imprese, spesso già inserite nei percorsi di trasformazione 4.0 e 5.0. Dall’altra c’è una platea molto più ampia di soggetti che fatica ancora ad adottare strumenti gestionali, cloud, piattaforme digitali, cybersecurity e soluzioni di intelligenza artificiale. È proprio qui che il Buono Digitale prova a posizionarsi: non come bonus all’acquisto, ma come leva di adozione reale.Indice degli argomenti