Lavitola ne testò il consenso con l'istituto "Izi". Cappellini di "Repubblica" conferma. L'indagato si rivolse pure a Mieli. C'è chi giura: "Sigfrido sapeva"
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"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della Nazione". Qualcuno avrebbe voluto che il giuramento del capo del governo, quella formula che racchiude il raggiungimento di uno dei massimi poteri, venisse pronunciata davanti al presidente della Repubblica non da un politico di lungo corso. Ma da Sigfrido Ranucci. Il noto giornalista, infatti, poteva essere, sembra a sua insaputa, il leader del centrosinistra. Qualcuno aveva identificato in lui l'outsider per dare al campo largo la possibilità di competere "contro una destra che se non fa un errore clamoroso è difficile da abbattere". Questo era (ed è) il timore che serpeggia tra le cene della Roma che conta, in cui si decidono incarichi e nomine che siano graditi anche a una parte dell'establishment. L'ideatore del progetto sarebbe, secondo quanto può rivelare Il Giornale, Valter Lavitola che, in una sorta di surreale e veritiera parabola, è oggi l'uomo accusato di tentata strage ai danni di Ranucci da parte della Procura di Roma. Ma, come lo stesso volto di Rai3 ha sottolineato a più riprese, è anche un suo amico di lungo corso. E qui le date diventano centrali, così come il disegno che c'era dietro: Ranucci è stato vittima dell'attentato dinamitardo fuori dalla sua abitazione il 16 ottobre del 2025. Un momento in cui la sua popolarità era all'apice. Poco più di due mesi dopo, alcuni giorni prima di Natale, sarebbe giunto nelle mani di Lavitola un sondaggio di provenienza estera: un'agenzia stava sondando i possibili candidati della sinistra a livello Europa e tra i nomi, con una percentuale ritenuta talmente alta da risultare persino poco verosimile, ci sarebbe stato proprio Ranucci.Il conduttore, messo al corrente dalla sua fonte durante un pranzo, avrebbe però gentilmente declinato l'ipotesi di una sua discesa in campo. Ma Lavitola, (che avrebbe voluto essere il suo Gianni Letta, sottosegretario e braccio destro) dopo Natale avrebbe continuato a perorare la causa di Ranucci premier, e si sarebbe rivolto a diversi giornalisti, chiedendo loro se fossero disponibili a preparare i temi utili per commissionare un sondaggio: "È un nome di grande peso, potrebbe essere la vera alternativa a questa sinistra". Tra i suoi interlocutori spiccano quelli del noto editorialista Paolo Mieli che, contattato, fa sapere che non fosse mai stato messo al corrente che il famigerato volto fosse quello del giornalista Rai.












