Il giornalista per il momento non sarà ascoltato nuovamente dai pm della procura di Roma. Quali sono le piste per spiegare il gesto di cui risponde l'ex direttore dell'Avanti

Ha professato la sua innocenza, ha parlato coi giornalisti della sua idea di candidare Sigfrido Ranucci alle politiche (idea che il conduttore avrebbe accolto con un “sei pazzo”), ha fatto dichiarazioni ai pm in procura ma senza effettivamente rispondere alle contestazioni. Eppure nulla è servito ad attenuare la convinzione degli inquirenti che proprio lui, Valter Lavitola, ex faccendiere, ex direttore dell’Avanti, è la mente dietro l’attentato contro il conduttore di Report, nonostante l’amicizia tra i due che coinvolgeva, in qualche caso, i rispettivi figli.

Con questa accusa, del resto, per il pesante reato di strage aggravata dal metodo mafioso (nel reato di strage non esiste l’attenuante del “tentativo”) lunedì scorso Lavitola è stato perquisito ed è tuttora indagato a piede libero dalla procura di Roma

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A casa sua in seguito alla perquisizione sono stati sequestrati ben sette manoscritti, due pen drive e tre cellulari che potrebbero aiutare a ricostruire in quali affari oltre a quelli relativi al ristorante Cefalu, Valter Lavitola si fosse infilato nell’ultimo periodo.