“Non sono stato io, non so chi possa essere stato e non ho idea del movente”. È la linea ribadita da Valter Lavitola durante l’interrogatorio davanti alla Procura di Roma nell’ambito dell’inchiesta sull’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre 2025. L’ex direttore dell’Avanti, indagato per strage e associazione per delinquere di tipo mafioso, ha respinto ogni coinvolgimento nelle accuse che lo indicano come possibile mandante dell’attentato.
L’audizione, durata circa due ore, si è svolta davanti al procuratore capo Francesco Lo Voi. Al termine Lavitola ha lasciato il Palazzo di giustizia da un’uscita secondaria insieme al suo difensore, l’avvocato Sergio Cola, senza rilasciare dichiarazioni ai giornalisti.
La difesa: “È sconvolto dalle accuse”
Prima dell’interrogatorio il legale di Lavitola aveva spiegato la posizione dell’indagato, sottolineando il rapporto personale tra il suo assistito e il giornalista di Report. “Valter Lavitola è sconvolto per le accuse che gli sono state mosse”, ha dichiarato l’avvocato Cola, richiamando il legame di amicizia definito “stretto e fraterno” tra i due.
Secondo la difesa, proprio questo rapporto renderebbe incomprensibile l’ipotesi accusatoria. Lavitola avrebbe infatti espresso sorpresa per l’accostamento alla vicenda dell’ordigno esploso davanti alla sua abitazione.










