Indagato per la bomba esplosa davanti a casa del giornalista, Lavitola ha rilasciato dichiarazioni spontanee

"La mia amicizia con Sigfrido Ranucci è radicata, sincera e incompatibile con l'accusa di essere il mandante dell'attentato alla sua abitazione".

È questa la linea difensiva di Valter Lavitola, sessant'anni, tornato di nuovo al centro della scena giudiziaria e considerato dagli investigatori come la mente dietro la bomba esplosa davanti all'abitazione del giornalista Rai, a Pomezia, in provincia di Roma, lo scorso 16 ottobre.

Per quell'attentato sono state arrestate quattro persone, tre uomini e una donna, tutte originarie della Campania.

Lavitola, stando alle tesi della Procura di Roma, avrebbe usato un suo impiegato, Gomes Celesio Tavares, camerunense, per contattare il gruppo che poi avrebbe eseguito l'azione criminale.